"Amorim: il leader mondiali scendano in campo sulla WTO" (Il Sole 24 ore [Itália] - 24 de março de 2006)

Jornal: Il Sole 24 ore (Itália) Título: 'Amorim: il leader mondiali scendano in campo sulla WTO' Data: 24/03/2006 Crédito: Alessandro Merli

Proposta del ministro degli Esteri brasiliano per sbloccare il Doha

Round

(DAL NOSTRO INVIATO)


BRASILIA — «La liberalizzazione del commercio internazionale ha un costo politico. E questo richiede un gesto di coraggio da parte dei leader mondiali. Per questo crediamo che, quasi esaurito lo spazio per negoziare concesso ai tecnici, tocchi ai capi di Stato e di Governo fare un intervento importante e coraggioso». Il ministro degli Esteri brasiliano, Celso Amorim, rilancia e motiva la proposta di un "summit sul commercio" avanzata a Londra dal presidente Lula e dal primo ministro inglese Tony Blair. E, in un’intervista al Sole-24 Ore, definisce per la prima volta come potrebbe avvenire lo "scambio" fra la riduzione delle tariffe agricole da parte europea, dei sussidi agricoli americani e il taglio ai dazi sui prodotti industriali da parte dei Paesi in via di sviluppo, «un triangolo che — ha auspicato ieri il direttore del Wto, Pascal Lamy — speriamo non sia un triangolo delle Bermude, ma un triangolo virtuoso». Lamy ritiene che la riunione di Ginevra di fine aprile possa essere il momento decisivo per il Doha Round sulla liberalizzazione dei commerci. Amorim è convinto che alla fine l’ultima carta potranno giocarla solo i leader dei Paesi, se alla scadenza di aprile l’impasse non si fosse sbloccata.


Diplomatico di carriera, veterano dei negoziati commerciali internazionali, il ministro brasiliano è uno degli uomini chiave della trattativa al Wto. E’ lui l’inventore della formula del G-20, che per la prima volta, al vertice di Cancun due anni fa, coagulò gli interessi, variegati, dei Paesi in via di sviluppo in modo da impedire che subissero passivamente le decisioni dei grandi. Negoziatore abile e spigoloso, è uno dei componenti del sestetto che fa da apripista alla trattativa. Critico anche duro delle barriere altrui, è molto determinato, nella tradizione della diplomazia brasiliana, nel difendere le roprie.


«I limiti dei mandati per i negoziatori — afferma — non consentono un breakthrough, un progresso determinante. C’è un gap fra le diverse posizioni che non sarà coperto dai ministri. Chi lo giustifica con l’insufficienza delle proposte dei Paesi in via di sviluppo ha una percezione errata di quello che ciascuno è in grado di fare. Le faccio un esempio: l’agricoltura che l’Europa difende con la sue tariffe dà lavoro in molti Paesi europei all’1%, o poco più, della popolazione. In Brasile,l’industria occupa il 35%. Anche se la liberalizzazione fosse uguale, l’effetto sarebbe comunque squilibrato. La base del Round devono essere benefici per tutti e sacrifici per tutti: ma i vantaggi devono essere maggiori per i Paesi poveri e i sacrifici maggiori per i ricchi. Il Brasile sta più o meno nel mezzo ed è disposto a fare la sua parte. Ci devono essere due tipi di proporzionalità: fra ricchi e poveri e fra agricoltura e industria. I nostri dazi industriali più alti sono al 35%, quelli agricoli in Europa arrivano al 200, in Giappone al 1000%. Equità è trattare in modo disuguale situazioni disuguali. Un po’ come per le tasse: tutti devono pagarle, ma i ricchi di più».


Amorim non vuol essere del tutto pessimista, ricorda che «cose che sembravano impossibili sono successe», e che, anche se il Round ha sfondato tutte le scadenze temporali che si era autoimposto, è possibile chiudere un accordo di massima entro luglio, in modo da definirlo prima che scada, un anno dopo, l’autorità del presidente Usa a negoziare, e rammenta che «anche nell’Uruguay Round il fast-track finì e poi venne rinnovato». Alla recente riunione del sestetto a Londra, il ministro brasiliano rivela di essersi spinto più in là di tutti nel definire «l’architettura» di un posibile accordo, pur evitando di entrare nella discussione sui numeri. «Ho suggerito — dice — che la Ue accetti le proposte del G-20, che chiede un taglio delle tariffe agricole del 54%. Mi sembra ragionevole, anche se non è l’ideale per il Brasile, che ha un settore agricolo molto competitivo. Noi siamo disposti a intervenire su industria e servizi, in misura proporzionale alla nostra capacità. I Paesi in via di sviluppo possono accettare i principi della cosiddetta "formula svizzera" con due coefficienti». Amorim non ritiene che sia il momento di specificare le cifre, ma, secondo fonti vicine alla trattativa, il Brasile potrebbe accettare un taglio alle tariffe industriali anche al di là del 50% indicato finora e oltre il 5% sui dazi effettivamente applicati. La contropartita sull’agricoltura dovrebbe riguardare non solo il taglio dei dazi, ma il tema dei prodotti sensibili, ritenuto cruciale dall’Italia. «L’esenzione dei prodotti sensibili deve comunque garantire progressi nell’accesso al mercato — afferma il ministro — Il numero deve ridursi di molto. Se i prodotti sensibili sono l’8% del totale e si concentrano su quelli a tariffa più alta, si possono escludere dalla liberalizzazione tutti quelli di nostro interesse. E va tenuto conto non solo della quota anteriore, ma del consumo corrente».


Preoccupa Amorim il riemergere di tendenze protezioniste, con il veto di diversi Paesi ad acquisizioni estere. «Preferisco pensare — sostiene — che per ora si tratti di episodi. In fondo, già vent’anni fa, negli Usa fu bloccato l’acquisto della Fairchild semiconduttori da parte giapponese. Però il vero pericolo è l’emulazione, che questi episodi risveglino altrove richieste di protezione. E queste vicende rivelano che, in fatto di liberismo economico, anche nei Paesi avanzati spesso di applica il detto: fate come dico, e non come faccio».

 

Alessandro Merli

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